Ad iniziare dagli alti prelati, tutti gli esegeti del Vaticano temono il confronto sulla mitologia cristiana con Emilio Salsi. Ecco il carteggio


Breve premessa

Chiunque si addentri nella ricerca storica, concernente le vicende degli uomini che portarono all'ascesa della potenza di Roma antica sino al consolidamento di un impero che durò oltre mezzo millennio, è consapevole che la narrazione di tali eventi ci è stata trascritta nel Medioevo in codici redatti da amanuensi cristiani all'interno di antiche Abbazie attrezzate con apposite copisterie.
E' grazie a quegli antichi scrivani che oggi possiamo conoscere e conservare nella memoria, le guerre, i nomi dei condottieri, o le vite private dei protagonisti più famosi, anche se lontani nel tempo.
Purtuttavia, sebbene i copisti si siano premurati di non disperdere la conoscenza di quelle epoche remote, il fatto che non ci abbiano fatto pervenire alcun rotolo manoscritto o codice originale stilato dai numerosi cronisti imperiali di uno Stato altamente organizzato e strutturato come quello romano, è un aspetto che ha indotto molti studiosi di letteratura classica a dubitare che quei documenti siano stati distrutti volutamente dal Clero cristiano per eliminare, con una censura mirata, prove che avrebbero inficiato l'attendibilità della Chiesa primitiva e la sua "Tradizione" successiva.
  
Ciononostante, ogni ricercatore dell'era classica sa bene che le antiche vestigia e i ritrovamenti archeologici, sempre in atto, continuano a confermare la veridicità dei resoconti a noi fatti giungere dai copisti, i quali, comunque, risultano mutili nei brani che trattano l'epoca del nascente cristianesimo del I secolo.
Roma non ci ha lasciato solo rovine dell'antico splendore, ma epigrafi, lamine bronzee incise, dediche, storia scolpita nella pietra e nei monumenti. Solo per approfondire la ricerca sul Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), disseminate nei musei di tutta Europa ed oltre, esistono specialisti che vi dedicano una vita intera. 
Il capolavoro di Cornelio Tacito, i cui calligrafi stilarono in trenta rotoli (ognuno dei quali costituiva un libro), ci è stato trasmesso grazie a due manoscritti mancanti di diversi libri: il Codex Mediceus I (Laurentianus 68 prior) e il Codex Mediceus II (Laurentianus 68 secundus) trascritti, la prima volta secondo quanto ci è consentito sapere, da una o più copie di archètipi mille anni dopo la morte del famoso storico.
Vincolato a ricercare testimonianze su Cristo e i prodigiosi apostoli, s
an Girolamo non si limitò a contare i rotoli di Tacito in cui erano descritti minuziosamente gli avvenimenti del I secolo ma, dopo averli letti, unica sua premura fu di tradurre i vangeli in latino alla fine del IV secolo. Mentre i successori ecclesiastici di Girolamo non ebbero alcuna difficoltà a conservare integri i documenti neotestamentari, ciò non è avvenuto per le cronache tacitiane; infatti, a controprova della inadempienza degli scrivani cristiani censori dei testi, oltre due secoli prima degli scritti di Tacito, gli Esseni iniziarono a stilare i rotoli del Mar Morto giunti sino a noi senza alcuna cura conservativa.


Stessa sorte per l'intera opera di Giuseppe Flavio (la più importante per i cristiani), da lui scritta in aramaico e in greco, nella quale risulta carente la testimonianza del periodo corrispondente all'era paleocristiana del I secolo narrato nei libri dal XVIII al XX di "Antichità Giudaiche", ultimate sotto il regno di Domiziano, e a noi giunte in greco e in latino.
Il più antico testo greco, il "Codex Palatinus MS 14" (su pergamena) della Biblioteca Vaticana, datato paleograficamente al X secolo e contenente, originariamente, i libri dall XI al XX di "Antichità Giudaiche" più "Bios" (Vita), è "mancante", guarda il caso, di tre libri: XVIII, XIX e XX, attinenti l'epoca di Gesù e i suoi successori. Né sapremo mai il contenuto integro originale di questi tre libri; mentre fra i manoscritti in greco dell'Apparato Critico usufruito da Benedikt Niese, tutt'oggi ritenuto valido, i Codici che riportano i libri XVIII, XIX e XX, risalgono a un'epoca più tarda. In particolare il XVIII libro, riguardante il periodo storico corrispondente a quello di Gesù, ha subito tagli talmente vistosi, dimostrabili con uno studio specifico, sino al punto di creare un vuoto nella storia che, comunque, è possibile colmare in buona parte grazie alla ricerca comparata con lavori di altri autori quali, Filone Alessandrino, Tacito, Svetonio e Cassio Dione.
Poichè la conoscenza della terra di Cristo e le usanze giudaiche era fondamentale per i Cristiani, la lettura di Giuseppe Flavio si rese indispensabile ai loro Capi sin dall'inizio, pertanto la datazione del Codex Palatinus e la soppressione dei tre libri specifici è un dato di fatto che dimostra la volontà della Chiesa di modificare successivamente i Codici prima di renderli pubblici: un adempimento che si concretizzerà solo dopo aver praticato epurazioni e varianti inserite nei testi, seppur in maniera disomogenea ed in epoche diverse. Ritroviamo libri dello storico ebreo con censure parziali nel periodo rinascimentale quando colti umanisti, scelti appositamente da Vescovi, tradussero codici greci e li pubblicarono in latino ma con informazioni divergenti.

La difformità che distingue i molteplici vangeli cristiani - apocrifi, gnostici o pseudo - dai quattro canonici, non consiste solo nella raffigurazione della divinità del Salvatore ma, soprattutto, nella copiosità di particolari storici, inseriti di proposito, viceversa totalmente assenti negli altri.
Una possibilità che si materializzò quando le autorità cristiane ebbero libero accesso agli archivi di stato, nel IV secolo, grazie alla grande diffusione popolare della religione della salvezza per la vita eterna, iniziatasi nel secolo precedente quando la crisi militare dell'Impero fu interpretata dai sudditi come impotenza delle divinità capitoline a difendere la gloria di Roma. Avvalendosi di contraffazioni della storia, lo scopo dei Capi cristiani intendeva dimostrare all'umanità che il nuovo Salvatore universale era vissuto realmente. La riprova di quanto affermato la ritroviamo nella datazione del "Codex Vaticanus Graece 1209" redatto in prima stesura nel IV secolo, confermata sia dal Codex Sinaiticus, anch'esso risalente al IV secolo, che dal Codex Bezae Cantabrigiensis, posteriore di mezzo secolo.

Eppure gli espedienti non consentiranno ai creatori del nuovo mito di salvaguardarne per sempre la veridicità. Modificare gli eventi storici o reinterpretarli, al fine di sviare i credenti e gli studiosi dal corretto percorso della ricerca, si rivelerà molto più difficile di quanto poté sembrare ai falsari iniziali quando si limitarono ad una lettura superficiale delle vicende.
Infatti le stesse informazioni storiche, tramandate dai copisti, analizzate nel loro insieme attraverso una lettura critica comparata di tutte le fonti, unitamente agli accertamenti archeologici, ci hanno consentito di pervenire alla definitiva demolizione del leggendario "Salvatore" universale.
Ovviamente, i primi ad essere consapevoli delle alterazioni della storia, riguardanti la letteratura di tutta la "tradizione" cristiana, furono gli scrivani del Nuovo Testamento che si avvicendarono nel corso dei secoli. La necessità da parte degli esegeti ecclesiastici di intervenire e correggere gli errori evidenziati nella compilazione dei documenti neotestamentari e patristici, commessi dagli amanuensi in epoche remote, è un dato di fatto che abbiamo riscontrato con le nostre analisi a partire dalla "Natività" in poi.

I prelati dell'Alto Clero sanno, e hanno sempre saputo, che la narrazione particolareggiata dei protagonisti evangelici e dei loro successori è pura fantasia, creata dai Padri ideatori del nuovo Credo allo scopo di godere dei benefici derivati dal potere politico acquisito grazie alla popolarità congeniale alla promessa della risurrezione dopo la morte.
Lo sapevano allora e lo sanno oggi ma, da specialisti in cristologia comparata alla storia, hanno capito che ormai anche noi possediamo le prove per dimostrare la verità e, al contempo, manifestare ai loro fedeli che i biblisti della Chiesa sono sempre stati consapevoli dell'inganno. Braccati dalla lucida imparziale Storia, oggi gli esegeti ecclesiastici non possono più permettersi di affrontare impunemente un dibattito, incentrato sulla esistenza di Cristo e la "tradizione" apostolica patristica, durante il quale venga accertata pubblicamente l'inesistenza dei mitologici eroi del cristianesimo gesuita ... e le rispettive reliquie. Sanno che, una volta chiarito "l'enigma Gesù", l'inverosimile "processo a Gesù" si trasformerebbe in un reale "processo alla Chiesa"; quindi, piuttostosto che scendere dai pulpiti e affrontare un pubblico dibattito sul Cristo storico, i "Ministri di Dio" del Vaticano preferirebbero andare a convertire all'idolatria cristiana coloro che stanno morendo di fame nel Corno d'Africa: leggere per accertarsi ...



Emilio Salsi



Nel novembre 2007, Giancarlo Tranfo ed io, due volonterosi biblisti quasi sconosciuti - sapendo che "La storia siamo noi" di Rai Edu 2, per il periodo natalizio si apprestava a mandare in onda su tutte le reti Rai, l'abituale maldestro programma "Inchiesta su Gesù", avviato nel 2004 - accogliendo l'invito manifestato ogni volta durante la trasmissione dallo stesso conduttore, il "vaticanista" Andrea Tornielli, abbiamo inoltrato una precisa richiesta di confronto pubblico. La nostra domanda venne ignorata e la ridicola "inchiesta" è stata regolarmente trasmessa.
L'anno successivo, nel novembre 2008, consapevoli che la TV di Stato era in procinto di trasmettere dai soliti pulpiti televisivi la stessa grossolana "inchiesta", utile per evangelizzare gli incompetenti, inviammo una seconda lettera r.r. ma ... questa volta, avevamo entrambi pubblicato un saggio che trattava la materia specifica. Quindi non potevamo essere più ignorati. Ecco il testo.

 



Come anticipato nella missiva, il contenuto è stato pubblicato ed alcuni lettori, estimatori delle mie analisi sulla mancata storicità di Cristo, scrissero a loro volta e telefonarono direttamente a Giovanni Minoli sollecitandolo per organizzare il confronto. Eppure, malgrado ciò, la Rai ha continuato a tacere ma ... con una iniziativa particolare e molto significativa: il programma natalizio "Inchiesta su Gesù" non è stato trasmesso. E da allora mai più.
Inevitabilmente, la domanda che ci siamo posti, Giancarlo ed io, è stata la seguente: dopo aver ricevuto una lettera raccomandata - con la quale richiedevamo espressamente il confronto televisivo con l'esegeta della Chiesa Gianfranco Ravasi e il signor Vittorio Messori, entrambi famosi storici del Cristianesimo - il Direttore di Rai Edu 2 sentì il dovere di contattare e informare questi signori o decise autonomamente di non relazionarli? Prima di rispondere al quesito è necessario scorrere i successivi documenti.

Nel gennaio 2009, l'emittente televisiva ETV di Como, dopo essersi fatta carico delle spese di viaggio e albergo, invitò nel programma "30 Denari" il signor Luigi Cascioli, un altro critico dell'esistenza di Cristo, a confrontarsi con il sacerdote esegeta della Chiesa don Agostino Clerici. Il dibattito si è concluso con la netta prevalenza, accompagnata con buona dose di arroganza, del "Ministro di Dio", e la ripresa televisiva, diffusa anche su Youtube, è stata riprodotta dalla rete internet dei siti clericali e laici. Nei "forum" i credenti si facevano beffe degli atei, alcuni dei quali, pur di non restare con "la coda fra le gambe", reagivano scompostamente. Ma non passerà molto tempo che il filmato sparirà da tutti i siti, quelli ecclesiastici in primis. In questo caso il movente che ha "consigliato" il Clero ad un atto che potrebbe apparire autolesionista non si pone neanche, tanto è facile capirlo ... conoscendo il seguito.
Gli studi sulla effettiva esistenza del Messia Salvatore ebraico mi hanno obbligato a notificare le risultanze e, al contempo, affrontare gli esegeti della Chiesa sull'unico terreno possibile: quello storico. Per atteggiamento naturale, per educazione, per il severo stile di una vita trascorsa in ambiente militare di professione, non mi sarei mai permesso di criticare la religione del mio Stato se questo Credo non fosse entrato in contrasto, falsandole, con le autentiche vicende che videro protagonisti i nostri lontani antenati. Questo fu lo scopo che mi indusse ad approfondire le indagini sul messianismo giudaico, i cui risultati sono riportati nel presente sito web.

Il 17 marzo 2009 inviai al professor Mauro Pesce, presso l'Università di Bologna, la prima analisi concernente l'inesistenza degli apostoli: due giorni dopo mi rispose in termini lusinghieri ... ma su questo carteggio torneremo fra poco.
A fine giugno 2009 mi viene proposto dalla Redazione di Teletibur, la TV locale di Tivoli, un confronto con il prelato esegeta don Silvio Barbaglia, autore di una contestazione delle tesi di Luigi Cascioli pubblicata nel suo blog "La Nuova Regaldi", in quel di Novara, una Associazione di giovani studenti e lavoratori, catechizzati a puntino dal capace "pastore di pecorelle smarrite". Il 2 luglio ho comunicato la mia disponibilità ma, dieci giorni dopo, la Redazione mi notificava la rinuncia del sacerdote: don Barbaglia aveva letto il libro e il sito, dopodiché ha ritenuto più "igienico" evitare il confronto. Non solo, ha fatto "sparire" dal suo blog anche la confutazione a Cascioli "La favola di Cascioli" adottando la strategia di "affondare" il proprio studio nascondendolo nelle più recondite pieghe del suo sito web. Il prete esegeta non lo ha spiegato, anche se il motivo era (ed è) chiaro: se avesse lasciato in bella vista "La favola di Cascioli" avrebbe dovuto eccepire ex novo "La favola di Emilio Salsi". Studio fattibile anche adesso ma ... come farebbe poi ad evitare un confronto?

Il 20 marzo 2010, concordato dalla Redazione, presso l'emittente televisiva Teletibur in Tivoli, è avvenuto il primo confronto televisivo con il sacerdote Gianluigi Pasquale, Preside dello Studio Teologico Laurentianum di Venezia, nonché Professore Incaricato presso la Facoltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Lateranense e presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia. Il dotto sacerdote, un autentico credente (so distinguere il vero dal finto osservante), è uscito sconvolto dopo circa due ore di comparazioni fra vangeli e storia, senza sapere come venirne fuori. Essendo esperto di esegesi paolina, verso la fine ha provato a giocare la carta "san Paolo": non l'avesse mai fatto! Ho colto la palla al balzo ed ho invitato il sacerdote ad un successivo confronto sull'esistenza del super apostolo. Il prelato ha pubblicamente accettato il dibattito da tenersi presso la stessa emittente televisiva, concordato poi per il 3 giugno 2010 tramite mail personali dirette reciproche, ma ... poco prima della data fissata, senza avvertirmi, ha comunicato alla Redazione la sua impossibilità ad intervenire. Anche lui aveva letto la mia analisi su Paolo di Tarso, stampata sul sito, ed ha concluso che era meglio desistere.
Trascorsi ancora un paio di mesi, il presentatore di Teletibur mi telefona per chiedermi di togliere il filmato del confronto col sacerdote dal mio sito altrimenti lo avrebbero licenziato in tronco. Ho subito chiamato Gianluigi Pasquale che mi ha confermato la esigenza di togliere la trasmissione perché era a rischio anche la sua carriera. Era avvenuto che nel forum di Yuotube i miscredenti prendevano in giro i praticanti e questi, frustrati, si sono rivolti al Vescovo di Tivoli accusando di incapacità il sacerdote. Unica soluzione togliere la ripresa televisiva anche dal mio sito per evitare che si facesse del male ad un sacerdote e ad un giornalista.

Dopo oltre dieci anni di studi a tempo pieno, ormai rassegnato all'idea che nessun esegeta della Chiesa avrebbe avuto il coraggio di confrontarsi con me, ho realizzato che c'era ancora un conto in sospeso: don Agostino Clerici. Come avrebbe potuto il combattivo sacerdote sottrarsi al confronto televisivo quando non si fece alcuna remora di invitare prima, per poi "strigliare", Luigi Cascioli alla ETV comasca in "30 Denari"? Questo "titolo", riferito al compenso di "Giuda il Traditore", già da solo aiuta a capire la tendenza della emittente di Como: stiamo a vedere. 

 



Ho ricevuto il riscontro postale sottoscritto personalmente da don Agostino Clerici come quello firmato dal funzionario della emittente TV comasca ... e nient'altro: silenzio assoluto. La coerenza fra il sacerdote e la ETV di Como, l'organo che dovrebbe richiamarsi ad una informazione pubblica, è impressionante. Una congiura del silenzio basata su criteri di opportunismo reciproco, non importa se a discapito della cultura e della conoscenza, diritto che appartiene e compete ad ogni singolo cittadino. Il comportamento trasformista del prete svela la bassezza del suo carattere: aggressivo quando sa di essere il più forte, pavido quando sa di perdere; quindi, come in questo caso, preferisce nascondersi nell'ombra ... con i media suoi complici.

Decido allora di rivolgermi al "top" dell'esegesi cattolica mondiale: il Cardinale Gianfranco Ravasi.



 



 
Lettera di Ravasi






Il Grande Luminare del Vaticano ignora volutamente i precisi richiami alle testimonianze storiche e archeologiche attinenti i protagonisti evangelici, quindi sceglie di defilarsi con tergiversazioni banali "in chiave strettamente tecnica" ma ... commette una leggerezza citando John Paul Meier. Non può essere un caso dal momento che, fra i cattolici di tutto il mondo, l'esegeta americano è il più vicino ai miei studi, pertanto Ravasi li ha letti. Convengo di metterlo con le spalle al muro: se l'Eminente Prelato del Vaticano è impegnato, allora faccia lui il nome di colui che, fra i numerosi "Ministri di Dio" attivi nei "Centri di Studi Biblici", sia disposto a confrontarsi pubblicamente con me sul Cristo storico.

Risposta a Ravasi

 
 


 
Come era prevedibile, il "principe" degli esegeti del Vaticano si è sottratto al dibattimento pubblico sulla concreta esistenza dei protagonisti teologali dei vangeli canonici, ben sapendo, lui prima di noi tutti, che non sono esititi, glissando al contempo la richiesta di confronto con qualsiasi esegeta dei Centri Studi Biblici. Identica motivazione che lo ha persuaso ad evitarmi, sin dal novembre 2008, dopo che il Direttore di Rai Edu 2 aveva informato, sia lui che Messori (Minoli era obbligato: una lettera a.r. li chiamava in causa personalmente e non avrebbe potuto nasconderla agli interessati), dell'accoglimento da parte mia e di Giancarlo dell'invito pubblico manifestato da Rai Edu 2. Quel programma è stato tolto definitivamente dal palinsesto Rai per una ragione semplicissima: se Minoli lo avesse pubblicato avrebbe dovuto "tagliare" l'invito-sfida agli ascoltatori per non correre più il rischio che altri si facessero avanti (Tranfo ed io prima di altri). Ma, una volta censurato l'invito, l'inchiesta su Gesù, già debole di suo, avrebbe sollevato ancor più dubbi sulla capacità di fare "apostolato" perché in molti avrebbero notato la assenza della plateale sfida.

Ma torniamo al presente.

Papa Benedetto XVI, oltre a volere "il Cortile dei Gentili per aprire un dialogo col fratello ateo", ha preso un'altra importante iniziativa per tentare di rianimare l'ormai esanime processo di evangelizzazione di una umanità troppo indifferente alla sacralità spirituale, bensì distratta da discoteche, sesso e calcio: la XIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi.
Il Grande Coordinatore, su cui grava la storica responsabilità della riuscita della Missione ispirata da Dio è il Presidente del "Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione": l'Arcivescovo Rino Fisichella.
In effetti, il problema concernente la attendibilità dei vangeli lo investe addirittura in prima persona. Provo a sottoporlo direttamente all'Alto Prelato del Vaticano. 
 
 
 
 
 
 
 
 
lettera di Fisichella







L'autorevole Arcivescovo, oberato dagli impegni, si è preso una "dilazione" che arriva a tutto il 2013 "Anno della Fede". In fin dei conti c'era da aspettarselo ... ma non è finita qui: sta per partire un'altra r.r.
No! Non al Papa. Non cambierebbe il fine e la sostanza degli strateghi in abito talare. Provo con uno studioso in abito civile che, in teoria, dovrebbe affrontare la tematica del Cristo storico con un metodo esclusivamente scientifico, adempiendo al compito istituzionale di cui è investito.




 




Trascorso ormai un mese senza risposta, pubblico la lettera per evidenziare un altro squallido forfait: sebbene l'invito sia stato manifestato esclusivamente "sulle risultanze accertate", il docente di "Storia del Cristianesimo", Mauro Pesce, si sottrae al pubblico confronto attinente la veridicità di Cristo, Madonna, Apostoli, Vescovi, Padri e l'intera struttura ecclesiastica primitiva. Inoltre, fatto ancor più grave, il biblista viene meno al dovere istituzionale di approfondire la ricerca critica, indispensabile ad accertare gli eventi narrati nei documenti neotestamentari, laddove gli scribi cristiani hanno descritto i protagonisti evangelici ed i loro Padri successori facendoli interagire con famosi personaggi, realmente esistiti nell'Impero Romano, allo scopo di rendere veritiere vicende inventate di sana pianta.
Il contrasto insanabile fra queste narrazioni e la realtà è ormai più che provato dalla storiologia, la scienza che si avvale della lettura storiografica supportata dalla archeologia: la lineare e imparziale Storia ci ha trasmesso tutti i dati utili a smentire le "verità" evangeliche. Ne consegue che gli esiti devono essere ufficializzati dalla struttura di ricerca pubblica, implementati attraverso l'informatica e resi disponibili per qualsiasi studioso interessato alla tematica specifica.
Chi impedisce questo processo commette un reato contro la conoscenza e la storia. Se Mauro Pesce ha delle ragioni per non adempiere a questo dovere è tenuto ad esporle nel confronto pubblico diretto assumendosi la responsbilità delle proprie conclusioni così come faccio io attraverso i miei studi.


Ma, dal momento che non è un prete, perché uno storico, docente di Cristianesimo e biblista, decide di celare dati storici talmente significativi che lui stesso aveva riscontrato e sottoscritto come esatti per poi sollevare remore nell'ammettere che è ormai comprovata definitivamente l'inesistenza di Gesù, Madonna, Apostoli, Vescovi e Padri della fantasiosa Chiesa cristiana primitiva? Esiste solo una risposta: è consapevole che le prove scoperte non sono frutto del suo ingegno. Sa che dopo lunghi anni dedicati allo studio sulle origini del cristianesimo non è stato capace di attingere alcun dato storico significativo dalle fonti dirette per poi compararlo alle risultanze archeologiche e trarne le ovvie conclusioni.
Non solo, ma ha anche firmato la sua incapacità con le proprie mani dal momento che ha scritto libri sul tema specifico senza mai affrontare il nocciolo fondamentale della effettiva esistenza delle divinità cristiane. Dando tutto per scontato si è soffermato sugli aspetti antropologici della religione aggiungendo interpretazioni o ipotesi personali, il tutto riportato in libri che chiunque, dopo averli letti, si è ritrovato al punto di partenza.

Non si può accettare che un docente di "Storia del Cristianesimo", oggi, si limiti ad esternare un semplice e riduttivo "non credo", dopo essersi dilungato per anni con inutili ipotesi su ciò che avrebbe detto o fatto Gesù, evitando accuratamente di esibire le prove che dimostrano "perché" non crede (se non crede); quando, per contro, gli ecclesiastici di Stato ed i loro studiosi adepti, opportunamente selezionati, proclamano a gran voce nelle aule scolastiche e nelle TV nazionali le verità storiche delle loro divinità avvalendosi di pseudo ricerche manifestamente errate, che devono essere denunciate come tali con prove schiaccianti dall'Avvento alla Resurrezione. Per di più la mitologia evangelica e patristica cristiana si spinge sino a ridicolizzare gli autentici protagonisti della Roma imperiale, offendendone la memoria, senza che nessuno osi criticare tali assurdità.

Invito tutti i lettori, in particolare gli anziani, a ricordare se nel corso della loro esistenza hanno assistito ad un pubblico dibattito sulle reti televisive nazionali durante il quale un critico biblista abbia aperto i vangeli e i testi patristici, comparandoli a quelli di storia, per evidenziare la impossibilità dei fatti descritti da narrazioni spacciate come "dettate da Dio". Non è mai accaduto né mai avverrà finché gli uomini che ci governano continueranno a legarsi al potere confessionale coniugando gli interessi di Casta e Clero finalizzati a conservare i rispettivi privilegi.
"La Storia siamo noi" di Rai Edu 2, diretta dal dott. Giovanni Minoli, per quattro anni è stato il pulpito di eccellenza adempiendo alla "missione apostolica" con il programma "Inchiesta su Gesù". Alla pari lo showman Roberto Giacobbo continua (ci prova) a prodigarsi nella sua opera di catechizzazione dei cittadini con l'intento di rimediare la perdita di credibilità della Chiesa a causa della artefatta Sindone di Torino e del "Sagrado Rostro" (Volto Santo di Oviedo), o della Nazareth di Gesù, facendo attenzione a montare le sue "inchieste" evitando di sollecitare confronti aperti in diretta fra studiosi contrapposti e "dimenticando" sempre di informare gli ascoltatori che le reliquie di Cristo, sottoposte al responso del radiocarbonio C14, compresa la Tunica di Argenteuille in Francia, sono tre: tutte risultate false.

Altri esempi. La recente "ricostruzione" di un immaginoso "Quo Vadis", condotta dallo "studioso di cristianesimo primitivo" Alberto Angela (molto compiaciuto della "scoperta") in "Ulisse" di Rai 3, la cui trama si svolge nella Roma imperiale, durante il principato di Nerone, entro catacombe romane inesistenti sino al III secolo ... esattamente come non esistevano i cristiani gesuiti che non avrebbero mai potuto frequentarle. Infatti gli "Atti degli Apostoli" non ne parlano, ad iniziare dall'immaginario san Pietro al quale il talk man fa addirittura "tenere Messa", fra loculi ricettacoli di cadaveri inumati, entro ambulacri sotterranei che inizieranno ad essere costruiti fuori dall'Urbe quasi un secolo e mezzo dopo.
Nonché la antecedente cronaca dell'incendio di Roma del 64 d.C. descritta dal padre di Alberto, lo "scienziato" Piero Angela che dipinge il solito martirizzatore di fantasiosi cristiani gesuiti, Nerone - appena dopo aver riedificato (in due o tre mesi) una metropoli di un milione di abitanti quasi interamente distrutta - senza chiedersi come sia stato possibile dal momento che nessun Apostolo, Vescovo, Papa, Padre apologista o qualsivoglia presunto successore di Cristo sapesse nulla della vicenda riguardante i propri màrtiri. Soprattutto facendo molta attenzione, il pedissequo Piero, a non riferire ai telespettatori che il più antico documento riportante l'episodio accreditato a Tacito risale a mille anni dopo la morte dello storico e si tratta di una copia trascritta proveniente da una Abbazia ma, nonostante l'importanza e la gravità dell'evento narrato, la Chiesa lo renderà pubblico solo qualche secolo dopo, in pieno Rinascimento ... senza aver mai riconosciuto quei màrtiri. 

Il "comune denominatore" della strategia che accomuna tali pseudo inchieste è di una gravità impressionante: manca sempre la voce contraria dello specialista in "Storia del Cristianesimo". L'informazione che passa è univoca, di conseguenza diventa "verità". Tutti i conduttori delle reti televisive a diffusione nazionale affrontano la tematica della religione del nostro Stato col fine di salvaguardare la "vita eterna" delle proprie carriere, possibilmente fino alla "quinta età". Lo stesso vale per i giornalisti in auge della stampa quotidiana e periodica, tanto meglio se dichiaratamente atei: la loro "testimonianza" (intenzionale), in questi casi, acquista ancor più valore probatorio ... e il posto di lavoro iper compensato garantito vita natural durante.
Viviamo in un sitema politico che si presta, e continua, ad indottrinare smaccatamente il popolo ad una religione di Stato fondata su miti ormai accertati essere falsi. Iniziando dalle Scuole e avvalendosi di un metodo didattico acritico, coerente con quello informatico ufficiale, la Casta politica ha volutamente creato uno strumento utile per il lavaggio del cervello di buona parte dei futuri cittadini. Una popolazione, quest'ultima, sottomessa al mantenimento di una struttura clericale elefantiaca il cui esorbitante onere, oltre i credenti, grava forzatamente anche sulla massa degli atei, agnostici e razionalisti, niente affatto consenzienti ma consapevoli di essere defraudati anche delle basilari libertà di scelta individuale e intime personali, come nel caso della autentica eutanasia (la dolce morte: che non ha niente a che vedere con lo "staccare la spina") quando viene richiesta da chi, giunto all'estremo insopportabile dolore, chiede gli venga risparmiato un lungo e straziante tormento finale. Una pietà che non ho avuto problemi legali a praticare in favore di un fidato, amato e compianto amico di famiglia: il nostro cane.

Genuflessi a una volontà dogmatica, imposta dai clericali che si arrogano il diritto di interpretare il "dettato" di una divinità inventata dai loro stessi predecessori, i politici hanno emanato leggi con il potere di rovinare l'esistenza di quei medici e cittadini, compresi i credenti, i quali, mossi da una coscienza compassionevole, decidono di aiutare coloro che scelgono di porre termine alla propria esistenza ormai ridotta a straziante sofferenza, umiliante fisicamente per il succube e angosciosa per i famigliari ... senza alternativa di sorta se non una tormentosa e prolungata agonia.  




La censura è il modus operandi del professore Mauro Pesce, titolare della cattedra di Storia del Cristianesimo

Il 30 marzo 2013 il dottor Ferruccio Rondinella interviene nel forum di "facebook" e, con l'intento di approfondire un commento anti Sindone pubblicato dal professor Mauro Pesce, gli scrive:

"Professore io ammiro molto l'alto valore morale dei suoi posts, ma, mi permetta, da un punto di vista storico non ci siamo.
Non ci fu nessun lenzuolo perché non ci fu nessuna sepoltura: a un capo ribelle, proclamatosi messia, di ideologia zelota, mai e poi mai sarebbe stata concessa la sepoltura col rischio che quel sepolcro diventasse luogo di aggregazione di seguaci irriducibili.
La storia dei "volti sacri di Gesù" è tardiva e l'analizza bene Emilio Salsi qui"


http://www.vangeliestoria.eu/approfondimento.asp?ID=19
 

La risposta di Pesce è immediata:

"Mi permetta Rondinella, non condivido nulla di queste affermazioni che sono del tutto marginali nella critica internazionale. Mi scusi è il mio mestiere."

Il 31 marzo il dottor Rondinella obietta a sua volta:

"Egregio Professor Pesce, mi scusi se replico alla sua risposta e per questo breve off topic, ma tengo a precisare che da molti anni seguo con estremo interesse le passate vicende che originarono il mito di Gesù Cristo, avvalendomi di ricerche su testi e sul web. Pur non essendo il mio mestiere (sono medico), credo di conoscere i criteri di base della ricerca storiologica come conosco i criteri della ricerca in campo clinico.
Ho letto svariati libri di autori che hanno affrontato questa tematica e credo di essere in grado di valutarne la reale efficacia, pertanto, dopo averne apprezzato la capacità di affrontare le specifiche analisi storiche, ho ritenuto mio dovere segnalare alla sua attenzione (oltre che a quella degli altri iscritti al gruppo) gli studi che Emilio Salsi ha pubblicato sul suo sito web, consapevole di rivolgermi ad un Professore di Storia del Cristianesimo.
Peraltro ho preso visione della lettera che il Salsi le ha inviato con la proposta di un confronto pubblico basato su dati di fatto accertati; invito, pubblicato sul suo sito, in cui afferma di averle già sottoposto la prima analisi sulla inesistenza degli apostoli, studio al quale, da quanto leggo, lei personalmente ha risposto complimentandosi con lui.
Poiché lo studioso procede nella ricerca attraverso la comparazione diretta delle fonti storiche con gli eventi narrati nei documenti neotestamentari e patristici, evidenziando le contraddizioni che sconfessano i testi sacri, considero elusivo il suo atteggiamento di non voler entrare mai nel merito delle ricerche del Salsi con precise confutazioni su argomenti che sono di dominio pubblico e nel contempo di stretta pertinenza al compito istituzionale di cui è investito: la Storia del Cristianesimo.
Nel confermarle che leggo sempre con vivo interesse e apprezzamento i suoi interventi, colgo l'occasione per farle i miei più sinceri auguri di Buona Pasqua."


Prendiamo atto del preciso richiamo al dovere, inerente al compito istituzionale spettante al docente, di entrare nel merito della ricerca storica sulle origini del Cristianesimo tramite confutazioni esatte di analisi precise che si avvalgono della comparazione tra le fonti tramandate dai cronisti della Roma imperiale e le fonti perpetuate dalla documentazione neotestamentaria e patristica ... ma il professor Pesce cosa fa? Censura la lettera del dottor Rondinella evitando di rendere pubbliche argomentazioni pro o contro studi dettagliati, ben sapendo di poter incappare in facili svarioni storici che Emilio Salsi non farebbe certamente passare sotto silenzio. 



 

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